La Casa… Il Set della Nostra Vita!

Ne sono convinto! Un architetto che viene chiamato a realizzare un arredamento deve creare, nel luogo ove interviene, una sofisticata atmosfera, deve cercare con il suo lavoro di donare delle emozioni, deve far sorprendere chi vi si affaccia per la prima volta e per sempre chi ci abiterà e ci vivrà.

Prendendo in prestito per un attimo il mondo del cinema, si potrà dire che l’architetto deve creare una inedita scenografia. Arredare, quindi, per stupire, ma, allo stesso tempo, arredare per fare acquisire agli ambienti equilibrio e personalità, senza mai dimenticare il concetto “dell’ascolto” e cioè quella prerogativa che ogni architetto d’interni deve avere.

Cogliere le motivazioni e le suggestioni legate alla natura dello spazio e nello stesso tempo esaudire le esigenze della committenza, che a sua volta ha le sue “preesistenze”: oggetti d’arte, mobili ma anche abitudini o necessità abitative.

Non c’è, nell’affrontare l’arredamento di una casa, una modalità di operare stabilita a priori. Ogni situazione è diversa così come ogni cliente. Non vi sono regole ferree; ciò che conta è il buon gusto e la sensibilità del progettista, nonché quella della committenza. A volta il coraggio di entrambi determina situazioni mai sperimentate che portano, una volta terminato il lavoro, a stupore, curiosità ed ammirazione. Un risultato non convenzionale e con uno stimolo diverso.

Diceva Victor Hugo: “dalla conchiglia si può capire il mollusco, dalla casa l’inquilino”.

Si, è proprio così: l’arredamento di una casa è “lo specchio dell’anima” di chi la abita. Entrando in una casa per la prima volta, si può capire la personalità di chi la vive. Ed è per questo che quando si progetta un arredamento di una abitazione bisogna sempre fare i conti non solo con i “desideri” dei committenti, ma anche con i trend e con le mode, così come succede nel fashion, con la differenza che i tempi sono più dilatati e che quindi, se un abito dura una, due o tre stagioni, una casa deve durare anni, se non decenni. Vi è, quindi, da parte del professionista, una necessità costante di adeguamento e di aggiornamento professionale sia culturale che mentale. E se, poi, nonostante la voglia e le possibilità economiche, vi scontrate con un partner che non ne vuole sapere di rinnovare l’arredamento di casa, c’è un aforisma di Mario Praz, critico d’arte romano, che nel suo libro “La filosofia dell’arredamento” (scritto nel 1945), punta il dito su colui o colei (è raro che si tratti di quest’ultima), che mostra un totale disinteresse per i rinnovamenti all’interno della propria casa e che dice testualmente: “L’uomo che non ha senso della casa e che non si sente commuovere dall’armonia dei begli arredi è per me, come per Shakespeare, colui che è sprovvisto di senso musicale, nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine. I moti del suo animo son foschi come la notte, i suoi appetiti neri come l’Erebo. Non fidarsi d’un uomo siffatto”.

È un’esagerazione? Mah… Chissà!

Sicuramente lo sarà, ma ricordate che la casa, a mio avviso, è un po’ il set della vita di ognuno di noi e l’architetto è lo “scenografo cinematografico.